GLAMOUR: QUANDO L’ISPIRAZIONE ARRIVA DALL’ORIENTE

Ti svelo il Trucco della Passione
Il dovere di essere bella, quasi una norma di galateo. E il trucco, che diventa la base fondante della passione incarnata nella figura della Geisha. Il Giappone è genesi del culto che sfocia ogni giorno nei gesti di milioni di donne davanti allo specchio. Solo che là, quella profondità è nata e rimasta!
Le donne giapponesi si sono sempre contraddistinte per il loro desiderio di raggiungere alti canoni di bellezza. Già prima degli anni 1000, le intenzioni femminili sono ferme: l’obiettivo è ricreare un colore di pelle quanto più chiaro possibile.

Chiaro, diafano, in poche parole oshiroi.
Il fondotinta bianco, a base di polvere di riso e acqua mescolate fino a diventare una pasta densa. Ecco, la materia su cui si basa quello che è definito “oshiroi make up”. Ore di dedizione al proprio viso: prima, per preparare la pelle, che deve essere purista, non intaccata da imperfezioni. Poi, per tracciare i nuovi connotati del volto. La base bianca si stende con un pennello e con una spugnetta per evitare che si formino striature sulla pelle. Sul collo viene poi applicato del fondotinta eccezion fatta per la scollatura a V del decolleté, che deve rimanere naturale e incontaminata perché considerata sensuale dai giapponesi.
La donna doveva rimanere così conciata dalle prime ore del mattino e per tutto l’arco della giornata, notte inclusa. Anche dopo aver fatto un bel bagno caldo, il trucco doveva rimanere intatto. Il make-up era un momento intimo e privato, non lo si realizzava davanti agli altri, tanto che ancora oggi molte donne sono restie, ad esempio, a ripassare cipria e rossetto in treno, tra i pendolari.

Fra pelle bianca e capelli neri, sboccia il rosso
Il trucco giapponese è sempre stato espressione di discrezione, di modestia e di abnegazione. Lentamente però, tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 (con l’inizio dell’era Showa, durata fino al 1989) prende forma una nuova moda, soprattutto nelle città di Osaka, Kyoto e Edo (l’odierna Tokyo). Le donne iniziano a frequentare i teatri kabuki, e qui si innamorano degli abiti e del trucco sfoggiato dagli attori e dalle belle cortigiane. Inizia così uno stile nuovo, un make-up alternativo, dove il nero, il rosso e il bianco cominciano a fare da padroni.
Il nero viene usato perché nuance tipica elegante e simbolo di splendore.
Si sposa bene con i capelli neri delle donne nipponiche, tanto che queste ultime iniziano a colorarsi anche i denti dopo il matrimonio e si depilano le sopracciglia dopo aver avuto un figlio.
Il bianco riesce a fare da contrasto all’uso di quel nero molto forte, ma viene arricchito dalla passionalità del rosso
Bisogna tuttavia attendere la fine del periodo Meiji (1858 – 1912) per vedere l’influenza della cultura occidentale imporsi prepotentemente nei colori make-up delle donne nipponiche, che lentamente incominciano a testare l’intera gamma dello spettro cromatico.

La liturgia della geisha. Un culto, per un orientale, una sfida per un’occidentale
La geisha è un simbolo. Si tratta di un’artista, cultrice di musica, di canto, di tradizioni, ma portatrice di eleganza e di massimi canoni estetici.
Ancora oggi la tecnica usata per truccarsi rispecchia fedelmente quella della tradizione giapponese, ovvero la liturgia “oshiroi make up”. In primis, la geisha intinge le mani in una cera profumata (detta bintsuke) e la cosparge sul suo viso e sul collo, per facilitare poi la stesura degli altri prodotti. A questo punto passa all’applicazione dell’ oshiroi, la patina bianca.
In secondo step, si passa al trucco occhi, realizzato con un pigmento rosso che viene steso sfumandolo e che rappresenta la vera essenza delle geisha. Più il rosso è marcato e meno la geisha risulta esperta. Il make-up degli occhi è definito dal nero, sia per le sopracciglia, ricalcate usando una matita, che per gli occhi, definiti con eyeliner e mascara.
Si prosegue con le labbra che vengono marcate con un colore rosso intenso, creato appositamente per il trucco da geisha. Si tratta del Kyo beni, anche detto rosso di Kyoto. Si utilizza un pennellino molto sottile per stenderlo, e le labbra vengono rimpolpate in base all’esperienza, infatti le neofite possono colorati solo il centro del labbro inferiore, mentre il colore pieno viene concesso solo a chi ha finito il percorso di apprendimento. Il maquillage si conclude usando una parrucca e acconciando i capelli. Con addosso un kimono, la geisha è pronta.

Look & Outfits
Stylist and Fashion Supervisor
GiBI Giulia Brunello @_giuliabrunello
@menniti.official
@urbankimonoofficial
@elsi_fashion
@bodegacostaacosta
@vandacatucci

Si ringrazia per la preziosa collaborazione e assistenza sui set
MUA and Hairstyle: @vormakeup
Staff di supporto: @martina_tommasini, @ddalia_grgccn,
@viagolaquattro, @emerging.talents.milan
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