Il fotografo del mese: Giuseppe Gradella

E liberaci dal Male

Non abbiamo modo di chiederglielo, per ora, ma quasi certamente a Christopher Nolan, regista di Inception e di Tenet, piacerebbero le foto di Giuseppe Gradella. Nolan ci porta nell’inconscio, nei frammenti dimensionali dove il tempo non esiste. Ci fa spaziare su quella linea continua rendendola circolare. E Gradella, con le sue immagini brinate in una sorta di metafisica dove scompaiono dolore e ansia, ci dice “vai sotto il pelo dell’acqua e riemergi quando hai finito l’aria. Quindi, cambia prospettiva e dimmi cosa vedi”.

In ogni fotografo, ormai lo abbiamo capito, è nascosto un regista, uno sceneggiatore, uno story teller. Giuseppe crea intorno al suo soggetto un’intercapedine di protezione. Come se il tempo si congelasse e la persona ritratta potesse trovare solo se stessa, il suo respiro, la sua anima.
Da buon architetto, Giuseppe Gradella sa che gli ambienti “servono a proteggere l’uomo dalla natura. Racchiudo le mie immagini in ambiti sicuri e intoccabili, al di là di ciò che vediamo ma non possiamo toccare”.

In effetti sembra di affondare nel subconscio, guardandone alcune…
Da piccolo, durante i lunghi viaggi in macchina con i miei genitori, mi soffermavo a guardare le finestre delle case, cercando di intravvedere cosa ci fosse dentro e questa attitudine mi è rimasta.

Stacchi la modella dalla realtà?
La parola distacco ha un’accezione negativa nella lingua italiana. Nel mio caso no, la modella si trova in studio, in oscurità o in penombra, non mi vede né mi sente. Lascio che prenda contatto con sé stessa. Sono molto pignolo, ci penso sempre bene prima di decidere chi fotografare. Infatti le persone ritratte non sono accomunate da tratti somatici ma dall’espressione del volto, stanno tutte pensando a qualcosa intensamente. Spesso mi dicono che dopo una prima sensazione di chiusura si lasciano andare e trovano una sensazione di benessere, immergendosi nella loro realtà. Perciò no, non le stacco, le porto dentro sé.

Foto di Giuseppe Gradella
Foto di Giuseppe Gradella

Cos’è, la fotografia per te?
La foto rappresenta ciò che viviamo nel profondo, anche inconsciamente. Gli esseri umani non riescono mai a dominare l’aspetto inconscio. La foto mette in chiaro la nostra realtà, per come la vediamo e percepiamo, guidati dalla cultura e dalle influenze che abbiamo avuto nel corso della vita. Riscontro che spesso le donne sono come le rappresento, delicate, oniriche.

Il tuo concetto di bellezza?
Bello e brutto sono due poli che attraggono la nostra attenzione. Il nostro cervello si attiva per decodificarli. A me non interessa ciò che sta in mezzo, le zone grigie mi interessano meno. Apprezzo chi riesce a rappresentare la violenza, il lato brutto della realtà, con poesia. Altresì, amo quei canoni eterni che sono la somma di secoli d’arte nella bellezza.

C’è qualcosa di pittorico, nelle tue foto “sospese”…
Si, i miei riferimenti ideali sono il Quattrocento italiano, i fiamminghi, la pittura delle Fiandre e il Rinascimento. Sento forte anche l’influsso della cinematografia. L’architettura è presente nella mia formazione. In realtà nessuna foto “finisce” mai, è un viaggio dimensionale che creiamo noi e che non si arresta.

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